Dopo il risultato di
queste elezioni il Partito Democratico, anche a Monselice, qualche riflessione
la deve fare. Ritengo doveroso che ogni livello territoriale
dell'organizzazione lo faccia per capire dove si è sbagliato. Lo è perché di
fronte a un’emorragia colossale del centrodestra (perde più di 6 milioni di
voti) il centrosinistra non riesce a trarne alcun vantaggio, anzi deve
contenere perdite di voti comunque importanti. Mi sono sforzato di ragionare sia sui numeri del voto locale che sulla situazione politica nazionale.
Guardando alle
coalizioni, Centrodestra (3240 voti) e Centrosinistra (3063) vengono divisi da
meno di 200 voti a favore del primo, con il movimento di Grillo (3053) terzo
grande polo. Il centro di Monti assorbe i voti dell’UDC e più o meno conserva
il consenso di sempre: quei 1150 voti che aveva già preso De Poli candidato
alle regionali del 2010. Le perdite rispetto al 2008 per i due schieramenti
sono ripartite per 2/3 a danno del centrodestra (PDL perde 600 voti; Lega ben
1900) e 1/3 nell’area del centrosinistra (PD perde 950 voti – Italia dei Valori
400) facendo oggi avvicinare come non mai questi due poli ma creandone un terzo
dal nulla (il M5S guadagna 3mila di questi 4mila voti in movimento; altri 400
sono astensione e 600 ridistribuiti).
I 950 voti che il PD
riscontra in meno rispetto al 2008 erano già stati comunque perduti nel 2009
con il voto europeo e amministrativo. Infatti dalla tornata elettorale del 2009
il PD locale sembra contare su un elettorato fidelizzato formato da circa 2800
elettori (si veda il risultato delle europee e quello delle amministrative se
consideriamo l’aggregato di PD e liste civiche “Miazzi Sindaco” e “Per
Monselice”).
Due aspetti fanno
riflettere in modo significativo. Considerando il delta fra consensi ottenuti
alla Camera e al Senato è evidente che il Movimento di Grillo intercetta la
fetta maggioritaria del voto giovanile (dei 900 under25 che hanno votato ben
450 ha scelto M5S). Il PD perde consensi fra Senato e Camera: vuoi per una
fetta di cosi detto “voto utile” che ne ha rafforzato il posizionamento al
Senato, di certo per un appeal inesistente nei confronti dell’elettorato più
giovane. Un secondo elemento di valutazione è l’incapacità di generare consenso
da parte di candidati del territorio, ai quali – si badi bene - non attribuisco
alcuna responsabilità, ma che deve farci riflettere in modo serio anche su come
abbiamo gestito la questione delle nostre parlamentarie (forse percepite più
come una conta interna che come una reale volontà di dare la rappresentanza che
il porcellum aveva sottratto agli elettori). Se guardiamo al voto di Este e
Megliadino San Vitale (nella prima in posizione di eleggibilità il sindaco
Giancarlo Piva, nella seconda la giovane Giulia Narduolo sicura di essere
eletta alla Camera: le due vere novità presentate dal PD padovano oltre a
Naccarato e Miotto) ci accorgiamo che questi due comuni non fanno notare alcuna
preferenza particolare a vantaggio del Partito Democratico benché nessun’altra
lista in quei due comuni presentasse candidature così localmente identificate. Gli
elettori quindi premiano le liste che presentano candidati del territorio o
progetti riconosciuti come più credibili ed autentici? La realtà è che ad Este
come a Monselice nessuno conosce i candidati del Movimento 5 Stelle o i loro
referenti locali eppure in entrambi i comuni sono diventati il primo partito.
A questo punto è ovvio che i ragionamenti da fare verso le prossime elezioni amministrative sono molteplici e che ci obbligheranno a scelte a mio avviso nuove per rispondere a questa domanda di rappresentanza che, anche in chiave locale, va interpretata con linguaggi, contenitori e contenuti diversi da quelli del passato.
***
Per quanto riguarda l'analisi della situazione nazionale, sono convinto che da
un lato il PD abbia pagato pesantemente l'appoggio al Governo Monti - più di
quanto non lo abbia fatto la coalizione di Berlusconi che (almeno) dalla sua
aveva l'argomento di essere stato quello a quel governo ha staccato la spina -,
dall’altro l'eccessiva timidezza nel voler rivoltare come un calzino la
questione della cosiddetta casta (il famoso libro di Stella e Rizzo è del 2007:
giova ricordarlo). Sono due argomenti collegati perché non vi è ragione alcuna
per la quale in un momento in cui i cittadini sono costretti a dei sacrifici, avallati
sebbene con tutti i distinguo dal PD, l’élite politica e quella dei redditi a
sei zeri non siano nemmeno sfiorate da altrettanto pesanti modificazioni dei
loro status quo.
Se poi guardiamo ai
prossimi mesi ho l'impressione che - sempre se riusciremo a realizzare quelle
riforme su cui chiediamo oggi l'appoggio del movimento di Grillo - i benefici
di questo governo lampo li trarrà soltanto il movimento 5 stelle perché
l'argomento sarà inevitabilmente sempre lo stesso e a ragione: “se non ci fossimo
stati NOI GRILLINI i partiti non avrebbero mai fatto queste riforme”. E punto a
capo. Il centrosinistra ancora una volta si assumerà la responsabilità di una
crisi ancora più profonda per l'economia reale: quella che in questo 2013
colpirà ancora più nel vivo gli italiani. Così andremo al voto nel 2014 (sempre
che si duri fino ad allora) con elezioni europee ed amministrative con le quali
pagheremo la responsabilità di una situazione ancora drammatica per l’Italia e
senza prendere alcun merito per le eventuali riforme istituzionali di cui avrà
beneficiato il Paese e il movimento di Grillo.
Quel che succederà è ormai
argomento di attualità. Vedremo nei prossimi giorni come saranno accolti dal
Parlamento gli 8 punti proposti da Bersani (a dire il vero 8 capitoli che
contengono molte proposte che rischiano di non essere ricordate). In ogni caso
si andrà presto al voto (Monselice certamente con le amministrative del
prossimo anno). La gente vuole partecipare: le primarie evidentemente non lo
permettono abbastanza. Sono vissute come contese per la leadership ma non una
relazione concreta e aperta con questi elettori speciali. Ha ragione chi dice
che gli elettori delle primarie restano ogni volta un elenco chiuso in un
cassetto ed è preoccupante che la maggior parte di essi nemmeno li conosciamo. Di
fatto oggi risulta più aperto un movimento capeggiato da un comico esagitato
con un blog e dei meet up in giro per
il territorio che un partito che ha circoli attivi con sedi fisiche in quasi
ogni comune d’Italia. Pensiamoci.
Il problema non è che
abbiamo sbagliato la campagna elettorale o il modello di comunicazione. Come ha
detto Renato Soru durante il suo condivisibile intervento in direzione
nazionale: o saremo in grado di cambiare decidendo definitivamente se vogliamo
essere un partito di cambiamento e di innovazione o un partito conservatore
(facendolo capire in modo univoco con le politiche che pratichiamo nei nostri
territori), o ci faranno sparire.