PIERLU.org | il blog di pierluigi giaccarello

20 aprile 2013

Per cambiare qualcosa dev'esserci qualcosa. Questo è il punto. Non c'è.

Ringrazio quanti hanno commentato finora su facebook. Sia per gli attestati di stima che per gli appelli a un ripensamento. Voglio solo sottolineare che questa non è la scelta di qualcuno che nelle difficoltà getta la spugna. Ho iniziato a fare politica nel 2004 nei Democratici di Sinistra alle porte della campagna elettorale che per qualche voto non ci ha permesso di amministrare con il candidato sindaco Corso. Dopo due anni e mezzo mi è stata data l'opportunità di diventare il segretario della locale sezione dei Ds. Ho creduto con tutto me stesso al progetto di costruzione del Partito Democratico di cui sono diventato il primo segretario a Monselice. Ricordo ancora con commozione le parole di Veltroni alla grande manifestazione al Circo Massimo. Poi Veltroni si è dimesso (forse per gli stessi motivi che ieri hanno mietuto vittime del calibro di Prodi, Bindi e Bersani). Nel 2009 abbiamo vissuto la stagione delle amministrative a Monselice con primarie vissute in modo simile al voto di ieri. Nessuno si era espresso in modo critico nei confronti dell'unica candidatura PD proposta (dopo il defilarsi di una seconda candidatura interna) e il dissenso si è consumato nel segreto dell'urna. Non ho abbandonato il PD ma ho cercato di condurlo a sostegno del candidato Miazzi che non avevo certo votato alle primarie. L'ho fatto con coerenza e mettendoci la faccia. Gli amici del PD mi hanno punito per l'esito delle primarie impedendomi di far parte del consiglio comunale. Ad elezioni perse con un risultato meno negativo che in altri comuni presentavano candidati del PD (penso a Piove di Sacco e Selvazzano) mi sono dimesso dal ruolo di segretario ma sono rimasto sempre nel direttivo locale credendo al progetto di continuare a costruire il PD che aveva ispirato Veltroni nel suo celebre discorso al Lingotto di Torino (andate a vedervi il video su youtube). Nel 2009 ho sostenuto Franceschini alle primarie che hanno poi indicato in Bersani il segretario del PD. Non sono scappato nemmeno in quell'occasione. Ho promosso in prima fila un percorso di alternativa per l'individuazione del candidato alla segreteria provinciale del PD aggregato attorno alla figura di Francesco Corso, andando in giro per la provincia a spiegare le motivazioni che ci opponevano alla candidatura di Federico Ossari. Abbiamo perso ma siamo rimasti responsabilmente a dire la nostra dentro il partito. Nel 2011, dopo le dimissioni di Loretta Sattin perché si avviava a diventare mamma per la seconda volta, mi è stato proposto di tornare alla guida del circolo locale. Non volevo tornare a ricoprire un ruolo nel quale mi ero già potuto misurare e ho chiesto e ottenuto dai compagni di direttivo consenso di fronte alla proposta di dare uno scatto di vitalità al PD locale con un avvicendamento in consiglio comunale che avrebbe permesso di fare un'esperienza amministrativa a due giovani come Federico Bettin e il sottoscritto, i primi dei non eletti nella lista del PD nel 2009. Vi era un generale consenso ma non la disponibilità degli attuali consiglieri. Mi è stato quindi chiesto di tornare a rappresentare il circolo locale nel febbraio dello scorso anno in modo unanime e, per responsabilità, ho accettato. In questi mesi mi sono sforzato di comporre un quadro che spesse volte continua a restare eterogeneo al nostro interno. Un'eterogeneità che di per sé non è un disvalore se non fosse riconducibile ad appartenenza pregresse o a istinti di personale autoconservazione. E ho continuato a farlo sapendo che di fronte avevamo una stagione importante: le elezioni politiche, il congresso del PD, le amministrative del 2014. Il primo di questi tre appuntamenti se non per il PD (vedremo!) è stato fatale almeno per me. La sindrome autoimmune del PD che in 48 ore ha permesso di giocarci Bersani e Prodi solo per consumare sulle pelle dell'Italia antichi rancori interni mi schifa e non mi consente di immaginare la mia passione politica ancora al servizio di questo partito. Mi dispiace solo per tutte le persone a cui voglio bene e con cui ho condiviso in questi anni i percorsi di cui parlavo poco sopra. Sono malato di coerenza e me ne scuso. L'ho sempre sostenuto con chi mi chiedeva perché restavo dentro un partito che criticavo costantemente. Rispondevo (e ci credo) che le cose si cambiano da dentro. Non lamentandosene dal di fuori. Ma per cambiare qualcosa questa dev'esserci. Ieri ho capito una volta per tutte che invece il PD non c'è. Non esiste. E quindi non si può cambiare. Ora si può solo costruire qualcosa di nuovo.